LA MAFIA UCCIDE IL SILENZIO PURE

“Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”. 

(Paolo Borsellino) 

 

NOI di Orizzonte abbiamo pensato di affrontare una tematica che ci sta molto a cuore: la Mafia. E non lo facciamo soltanto oggi sulla nostra pagina Facebook ma lo abbiamo anche inserito nel nostro Manifesto dei Valori nel quale, tra l’altro, si legge: 

“Bisogna mettere in campo una seria lotta alla mafia, attraverso l’aumento delle risorse da destinare ai vari reparti che tutti i giorni combattono questo nostro cancro sociale ed economico. Inoltre pensiamo che tutti i beni confiscati alle varie mafie, siano il prima possibile 

riassegnati a scopi di pubblica utilità e non venduti a privati tramite aste che solitamente vengono vinte da prestanome delle cosche mafiose”. 

Riteniamo che parlare della Mafia voglia dire parlare di Noi poiché essa si inserisce nelle nostre vite, condizionandole.  

Lo storico e pesante intervento della Mafia nella politica e nella società ha finito   col condizionare la mentalità di persone pur concettualmente lontane dal malaffare e così, inconsapevolmente ma inesorabilmente, tanta gente si è assuefatta alla mentalità mafiosa, arrivando sino al punto di accettarne – e spesso replicarne – i metodi nella vita di tutti i giorni. 

Tutto questo comporta la paralisi, morale ed organizzativa, della società, impedendo ogni possibilità di sano progresso. 

D’altronde, Leonardo Sciascia definiva la mafia come “un’associazione per delinquere (…) che si impone come intermediazione parassitaria (…) tra la proprietà e il lavoro, tra la produzione e il consumo, tra il cittadino e lo Stato”. 

Ma se così stanno le cose, come si può combattere la Mafia? 

Certo la si può contrastare sul campo ed a ciò sono preposte Magistratura e Forze dell’Ordine. Ma non basta: alla mala pianta puoi ciclicamente tagliare i rami, ma poi ricrescono. Occorrerebbe piuttosto prosciugarne la linfa vitale. 

E qui non possiamo non citare la famosa frase di Antonino Caponnetto: “La mafia teme la scuola più della giustizia, l’istruzione toglie erba sotto i piedi della cultura mafiosa”. 

Dunque il lavoro da compiere, immane ma alla lunga l’unico produttivo, va fatto veicolando nella società una cultura della legalità di cui oggi si son perse le tracce, visto che viviamo ormai in un mondo dove la sopraffazione a tutti i livelli e l’interesse personale prevalgono su ogni sano principio. 

La Scuola – in questo – dovrà essere determinante. Dalle prime classi e sino al termine degli studi la “coscienza della legalità” dovrebbe essere materia di apprendimento e di studio. Far crescere nuove generazioni che si rimpadroniscano di concetti elementari relativi alle libertà proprie e altrui, a cosa sia il bullismo, ai danni incalcolabili che il malaffare produce nella società, diventa essenziale per avere speranze nuove nel futuro. La mentalità mafiosa è il vero nemico da combattere: è quella che predica la legge dell’omertà al posto della solidarietà, del privilegio al posto dell’uguaglianza, della violenza al posto della pace, della costrizione al posto della libertà.

Noi intanto cominciamo, per quanto possibile, a fare la nostra parte. 

Periodicamente pubblicheremo fatti accaduti e cronache recenti che dimostrino quanto perniciosa sia la mafia che – come diceva Sciascia – si “interpone” fra il cittadino e lo Stato. Coloro che vorranno leggerci avranno contezza della veridicità delle nostre affermazioni e troveranno l’occasione per meglio comprendere come queste si siano insediate sul nostro territorio da un punto di vista economico, sociale e politico. Ciò avviene con l’utilizzo della corruzione, simbolismi religiosi ed un potere efferato sull’altro. 

Orizzonte Oro

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