Sanità

CON LA SALUTE NON SI SCHERZA; SI TORNI AD UNA SANITÀ PUBBLICA DI ECCELLENZA

Solo nell’ultimo anno, per pagare le spese per la salute 7 milioni di italiani si sono indebitati e 2.8 milioni hanno dovuto usare il ricavato della vendita di una casa o svincolare risparmi. Per 7 famiglie a basso reddito su 10 la spesa privata per la salute incide pesantemente sulle risorse familiari. E visto che la nostra popolazione è la seconda più vecchia del mondo, siamo chiaramente di fronte ad una emergenza sanitaria con la tendenza ad aggravarsi, viste le condizioni generali in cui ci troviamo, nel lungo periodo. Una persona malata non può più essere considerata un costo.
Consideriamo di primaria importanza investire sulla sanità pubblica, che deve essere gratuita e di eccellenza. I fondi di cui gode la sanità privata devono interamente passare alla sanità pubblica, togliendo le agevolazioni stilate con i privati e abolendo le detrazioni sulle imposte per la spesa sanitaria privata. I maggiori investimenti devono essere fatti in maniera trasparente e razionale. Troppo spesso abbiamo assistito a differenze marcate di costo (tra nord e sud) anche solo per una singola siringa. Quindi bisogna mettere in atto maggior controlli per fare in modo che i costi non vengano gonfiati per via di accordi sottobanco o per via del fenomeno del clientelismo.
Maggiori investimenti sulla sanità pubblica dovrebbero portare ad una riduzione del tempo delle liste d’attesa per i pazienti. Il tempo di aspettativa, anche solo per piccoli interventi di routine, è decisamente aumentato, a causa della diminuzione di personale impiegato e di strutture idonee. Questo è il risultato di minori fondi concessi alla sanità pubblica, con il preciso scopo di spingere i cittadini a servirsi sempre di più di quella privata.
Per evitare migrazioni da una regione ad un’altra, dove la qualità della sanità è migliore e dove tutti i tipi di malattie vengono curate, bisogna istituire in ognuna di esse dei centri sanitari efficienti per ogni gruppo di patologie, in modo che si arrivi ad una standardizzazione della qualità sanitaria verso l’alto.
Fenomeno affrontato sempre con molti proclami e con pochi fondi messi a disposizione è quello dell’invalidità. Inutile istituire ministeri ad hoc per la risoluzione del problema, quando poi scopriamo che mancano 16000 insegnati di sostegno per bambini con gravi patologie. Anche qui si devono trovare le giuste risorse per poter dare risposta alle richieste di chi vive giornalmente queste difficoltà.
Ma la maggior efficienza della sanità pubblica non passa solo dai fondi elargiti. Bisogna rivedere anche il ruolo dei vari attori che fanno parte di questo sistema. A cominciare dal medico di famiglia. Il suo ruolo, col passare del tempo, si è modificato; passando da medico generico che si prendeva più responsabilità nella prima diagnosi, a burocrate che segna ricette per medicinali (prescritti da specialisti) o richieste per visite specialistiche o analisi. Tutto ciò ha portato più sfiducia dei cittadini nei confronti del medico di famiglia, facendo sì che pronti soccorso e specialisti venissero ingolfati anche per cose di lieve entità. È ovvio che il medico generico, che noi consideriamo centrale per una prima diagnosi, deve ritornare a prendersi quelle responsabilità che un tempo si assumeva, portando così beneficio a tutto il sistema. L’empatia che un tempo i medici avevano con i loro pazienti, è una delle chiavi per tornare ad una sanità di qualità più vicina ai problemi del paziente.
Stop al doppio incarico. Un medico che esercita nel pubblico non deve più esercitare nel privato e viceversa. In questo modo aumenterebbero anche le assunzioni e si liberebbero nella facoltà di Medicina ulteriori posti per formare futuri medici e specialisti.
Dobbiamo riportare i medici più competenti nelle varie ASL. Queste strutture sono diventate piano piano posti in cui solo medici con poca esperienza o che hanno quasi raggiunto il pensionamento esercitano. I migliori preferiscono esercitare nel privato, sia per una questione economica, sia per una questione di miglior organizzazione del proprio lavoro. La tendenza deve essere cambiata in modo che anche i migliori professionisti ritornino a disposizione dell’intera comunità. Questo lo si ottiene sia con adeguati stipendi, sia con un’organizzazione dell’ambito lavorativo del professionista con meno vincoli, in modo da limitare le sue competenze. (ad esempio eliminare il numero di volte in cui un paziente può essere visitato durante l’anno).
Ogni donna deve poter scegliere se e quando diventare madre: una decisione, questa, che deve poter essere presa in autonomia e responsabilmente, sia attraverso l’impegno per un’adeguata informazione sessuale e riproduttiva rivolta a uomini e donne e per un reale accesso per tutte e tutti ai moderni metodi contraccettivi, sia per garantire il diritto all’interruzione di gravidanza, evitando che l’obiezione di coscienza possa limitare i diritti della persona. A tal proposito, nelle strutture pubbliche di qualsiasi provincia, lo Stato deve assicurare, in qualsiasi momento, il diritto alla donna di poter abortire in tutta tranquillità, e se necessario, affidarsi a specialisti del settore privato accollandosi le spese. Nel caso in cui, la provincia di residenza della donna, non avesse le strutture ed il personale idoneo per praticare l’aborto, e la donna fosse costretta a cercare di esercitare il diritto altrove, il direttore generale regionale sanitario e tutto il suo staff deve essere immediatamente licenziato e deve essere prevista un’ammenda di almeno 10 volte il danno fisico e morale provocato alla paziente.
Per ciò che concerne il problema dello sfruttamento della prostituzione (soprattutto quella femminile e minorile), crediamo che in una società moderna, progressista e fortemente evoluta, questa piaga della società debba essere del tutto superata (per esempio attraverso l’introduzione dell’insegnamento di educazione sessuale-sentimentale nelle scuole primarie e secondarie, oltre che naturalmente a una seria lotta contro la criminalità organizzata per strappare queste persone dalle loro grinfie).Crediamo che la legge Merlin (la legge in vigore attualmente) sia ancora valida; tuttavia pensiamo che, chi volesse in maniera volontaria, autonoma e consapevole intraprendere tale percorso di vita dovrà giustificare le entrate mediante l’apertura di regolare partita IVA optando per la soluzione più congeniale.
Per quanto riguarda invece l’uso delle droghe leggere, riteniamo che lo Stato debba esercitare un controllo diretto attraverso la loro legalizzazione. Questo comporterebbe di combattere in maniera incisiva il racket della droga e consentirebbe allo Stato di acquisirne il monopolio (e quindi un incremento delle entrate), dando licenza alle farmacie (gli unici rivenditori autorizzati) e controllare di più il fenomeno della dipendenza. Quest’ultimo lo si può perseguire stabilendo una quantità massima di acquisto giornaliero, controllabile dal farmacista attraverso la tessera sanitaria in cui viene annotata la quantità acquisita.

Nel corso del tempo il modo in cui i giovani vivono la propria sessualità e ‘cambiato, con una nuova apparente emancipazione. Spesso infatti alla maggiore libertà sessuale, non sempre corrisponde anche una maggiore consapevolezza del sesso e del rispetto dell’altro nella relazione. Per questo proponiamo, oltre all’introduzione nelle scuole delle ore di educazione sessuale-sentimentale, come già avviene in alcuni stati dell’Europa del nord, anche con attenzione all’amore omosessuale, di introdurre nelle scuole, a partire dalle scuole secondarie di primo grado, distributori automatici di preservativi. Pensiamo anche che tutte le farmacie su territorio nazionale, debbano essere provviste di distributori automatici all’esterno, giacche’ molte di esse non li possiedono, e che i costi relativi a queste, siano a carico dello stato affinché’ tutti ne possano beneficiare gratuitamente.
Bisogna disincentivare il gioco d’azzardo e le sue pubblicità, (sempre più presenti in TV, internet e giornali) allo scopo di combattere la ludopatia (malattia derivante dall’abuso del gioco d’azzardo) fenomeno in costante aumento. Si dovrebbero dare incentivi di tipo fiscale (per lucro cessante) a tutti quei locali che, potendo installare macchinette da gioco o quant’altro, decidono di bandire totalmente quei marchingegni dalle proprie strutture. Le pubblicità su qualsiasi mezzo di comunicazione (sia pubblico che privato) devono essere vietate nelle ore delle fasce protette.
La parte più importante resta sempre e comunque la prevenzione. Purtroppo non tutte le malattie possono essere sconfitte e in attesa che la ricerca possa darci risultati confortanti che vadano in quella direzione, la prevenzione resta la miglior arma di difesa. Per questo riteniamo che soprattutto per le nuove generazioni sia salutare che nelle scuole venga loro spiegato i rischi di certi comportamenti o stili di vita, che potrebbero danneggiare in maniera seria e permanente la loro struttura fisica.

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