Fisco

MAGGIOR PROGRESSIVITÀ, PER UN FISCO PIÙ GIUSTO ED EQUO

Riteniamo doveroso mettere mano al sistema fiscale italiano, per reperire le risorse necessarie al funzionamento dei servizi essenziali e indispensabili dei cittadini e per diminuire la tassazione verso quelle categorie sociali e produttive che vivono in condizioni di difficoltà economica quotidiana. Per far questo crediamo che il principio da seguire (e rafforzare) sia quello indicato nella nostra Costituzione, ovvero la progressività fiscale. Ogni cittadino deve contribuire in base alle proprie risorse a disposizione, alle proprie fonti di reddito. Per ottenere un sistema fiscale più equo, occorre pertanto una revisione delle principali imposte previste dal nostro Paese.
Partendo dalla tassazione sui redditi delle persone fisiche, prevediamo una maggiore progressività fiscale attraverso una maggiore suddivisione in scaglioni delle fasce reddituali per i redditi da 15.000 a 55.000 euro, nonché una diminuzione dell’aliquota contributiva per i redditi inferiori a euro 15.000. In ultimo, anche i tetti previsti per detrazioni e deduzioni Irpef, dovranno essere rimodulati e maggiormente legate al reddito conseguito.
Prevediamo inoltre una riformulazione anche della tassazione e dei regimi fiscali per imprese e professionisti.
Partendo dalle persone fisiche, sia svolgenti la propria attività in qualità di impresa, sia come lavoratori autonomi, prevediamo una riformulazione dell’attuale regime forfettario. Prevediamo infatti che questo regime fiscale sia un regime premiale solo per i giovani o comunque per i piccoli imprenditori/professionisti; pertanto sono opportune cause ostative maggiormente stringenti per l’accesso al regime, nonché un limite di ricavi e compensi percepiti annui più basso di quello attuale, ovvero il passaggio dagli attuali 65.000 euro a 50.000 euro. Anche il reddito annuale dovrà abbandonare i criteri forfettari e passare a valori analitici, pertanto come differenza tra ricavi e costi. In ultimo, siamo contrari all’utilizzo solamente di un’aliquota contributiva indipendentemente dal reddito conseguito. Risulta doveroso l’utilizzo di scaglioni anche in questo regime.
Siamo totalmente contrari all’aumento dell’IVA (in Italia è tra le più alte d’Europa) essendo una tassa totalmente iniqua, che colpisce tutti allo stesso modo, andando ad incidere soprattutto sulle fasce a basso reddito.
Tassazione che secondo noi deve aumentare su redditi da capitale e rendite finanziare e diminuire sui redditi da lavoro dipendente, partite IVA, piccoli artigiani e commercianti. Non è più accettabile che sia maggiormente tassato il ‘lavoro’ rispetto alla remunerazione dove si investe solo il proprio denaro.
Occorre pertanto ripensare tutti i meccanismi che stanno alla base del mondo del lavoro e riiniziare a pensare che “Il lavoro nobilita l’uomo”. Ed è da queste parole che dovremmo ripartire. Mettendo al centro l’uomo, la persona, il lavoratore.
La diminuzione dell’orario lavorativo, rappresenta un valido strumento che consentirebbe di ridistribuirebbe l’occupazione tra gli occupati e i disoccupati. Questo passaggio fondamentale ovviamente può avvenire solamente mantenendo inalterato il salario del lavoratore, soprattutto per le fasce più deboli.
Noi prevediamo pertanto la possibilità di utilizzare nuovi contratti collettivi con un orario di lavoro di 30 ore settimanali, con una contrazione degli oneri contributivi a carico delle imprese per la stipulazione di suddetti contratti o per la rimodulazione dei contratti in essere con tali modalità. Di pari passo, dovrà essere previsto, per le aziende che continueranno ad adottare le attuali contrattazioni collettive con orari di lavoro maggiori o che faranno utilizzo frequente degli straordinari, una maggiore aliquota contributiva.
Il mantenimento dello stesso salario del lavoratore e al contempo l’assunzione di nuovi lavoratori che vadano a coprire l’esigenza lavorativa così creata, deve avvenire senza aggravi ulteriori per le imprese.
Devono inoltre essere previsti degli sgravi per le imprese, sottoforma di crediti d’imposta, per tutte coloro che provvedono ad aumentare il numero medio di occupati a tempo indeterminato rispetto all’anno precedente.

Per ottenere le risorse necessarie, prevediamo che esse siano recuperate da una rimodulazione del reddito di cittadinanza, da una eliminazione di alcuni crediti d’imposta previsti attualmente e, come sottolineato, dall’applicazione di maggiori aliquote contributive da applicare alle imprese che non si adegueranno ai nuovi contratti collettivi.
Inoltre, altre risorse saranno ottenute dall’introduzione di un’unica tassa patrimoniale (in sostituzione delle tante piccole tasse patrimoniali create che complicano la vita dei cittadini con le varie scadenze) per patrimoni di una certa rilevanza, in modo da utilizzare queste risorse anche per finanziare sanità e istruzione pubblica. Una patrimoniale che potrà variare sia come importo di patrimonio rientrante tra quelli rilevanti, sia nell’aliquota stabilita, di anno in anno, a seconda dello stato di salute dei conti e delle risorse di cui abbiamo bisogno per assicurare salute e istruzione ai nostri cittadini.
Infine, da una seria lotta all’evasione fiscale, che in Italia è di proporzioni gigantesche, per dare la possibilità di recuperare risorse da poter investire nel lungo periodo e per poter abbassare gradualmente le imposte. Il reato di evasione e tutti gli altri che rientrano nella disciplina fiscale sono tra i peggiori che affliggano la nostra comunità; perché con questi tipi di reato si sottraggono risorse a disposizione della Pubblica amministrazione e, di conseguenza, diminuiscono le risorse da utilizzare a favore dei cittadini. Per questo riteniamo che le pene per l’evasione fiscale debbano essere inasprite, arrivando in alcuni casi anche all’ergastolo.
Riteniamo opportuno andare a modificare anche l’attuale scenario relativo alle rottamazioni che prevedono, in alcuni casi, oltre allo stralcio di sanzioni ed interessi, anche quello della linea capitale, nonché una rateizzazione molto dilazionata nel tempo. Questo meccanismo così strutturato porta inevitabilmente a non far versare imposte nemmeno a coloro che avrebbero la possibilità, vista l’opportunità di non pagare sanzioni e di poter dilazionare importi che dovevano essere versati in un’unica soluzione o con rate a stretto giro. Riteniamo doveroso l’eliminazione di tale istituto, nonostante capiamo benissimo che molte imprese non hanno la possibilità di versare le loro imposte alla scadenza, per difficoltà finanziarie.
Ed è proprio pensando a loro che nasce la nostra riforma, rimettendo al centro del sistema fiscale, l’istituto dal ravvedimento operoso, che nel corso degli anni ha perso d’importanza. La strada che riteniamo giusta, non è pertanto quella attuale, che prevede sanzioni ed interessi elevati in caso di ravvedimento operoso per coloro che vogliono regolarizzarsi, mentre prevede l’eliminazione di sanzioni ed interessi previsti dalle successive cartelle di pagamento per coloro che decidono invece di non pagare.
Visto che così composto, quello attuale, sembra più un sistema premiale per coloro che non versano, intendiamo, come detto, rilanciare l’istituto del ravvedimento, abbassando sanzioni ed interessi previsti attualmente nel ravvedimento operoso, così che, ogni contribuente in difficoltà, avrà modo di provvedere ad effettuare i versamenti dovuti, anche dopo la scadenza originaria, e di regolarizzarsi (prima dell’arrivo di avvisi da parte dell’Agenzia delle Entrate), pagando oltre all’imposta, sanzioni e interessi molto più congrui.
Anche in tema di fiscalità, l’Europa deve progredire e far sì che diminuiscano le differenze tra i vari Stati membri. Assistiamo sempre più, all’interno della stessa Unione Europea, a spostamenti di imprese a causa di una più favorevole tassazione, dando vita ad una sorta di competizione interna tra i vari stati europei. Crediamo pertanto doveroso, un cambio radicale sul sistema Fiscale Europeo, che non si basi più sul principio di tassazione in base alla residenza fiscale, ma che passi invece ad un sistema su base territoriale. In questo modo il reddito non sarà tassato dove le multinazionali hanno la propria sede legale, ma sarà tassato in ogni singolo stato in cui viene prodotto. Ovviamente questo presuppone applicazione di aliquote fiscali similari tra i vari Stai europei.
Tutto questo per far sì che i profitti dei colossi del web, che dall’alto dei loro enormi fatturati e utili da dividersi, pagano alla comunità in termini di imposte una cifra veramente irrisoria.

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