Istruzione

DALLA SCUOLA DELL’INFANZIA ALL’UNIVERSITÀ, RIPENSARE AD UNA SCUOLA DI QUALITÀ ACCESSIBILE A TUTTI

Il nostro Paese è ultimo in Europa per investimenti nell’istruzione. Dal primo all’ultimo livello di formazione dei nostri studenti, i problemi sono evidenti. Il tutto ha il suo naturale risultato finale con l’abbandono del nostro Paese di gente preparata, che va a portare le proprie competenze e capacità in altri Stati, a causa della mancanza di fondi per poter portare avanti qui in Italia le proprie ricerche. Crediamo che a tutto questa si debba dare un radicale cambiamento, perché un Paese che non investe in istruzione e nelle sue nuove generazioni, non può avere futuro. Inoltre crediamo che la funzione della scuola non debba essere improntata al solo scopo di preparare i nostri ragazzi al mondo del lavoro, ma deve essere luogo di conoscenza e di preparazione alla vita che li aspetta.
Per cominciare pensiamo che tutti i fondi destinati alle scuole private, debbano essere dati per intero alle scuole pubbliche, con l’azzeramento di detrazioni d’imposta sui redditi di chi porta i propri figli alle scuole paritarie. L’assoluta priorità in un momento di crisi finanziaria e di pochezza di investimenti, deve essere data alla scuola pubblica, mettendo innanzitutto in sicurezza il nostro patrimonio scolastico.
L’età dell’obbligo scolastico deve essere riportata a 18 anni. Una deroga potrebbe essere fatta per gli studenti dai 15 anni in su, che non avendo più voglia di studiare, si siano adoperati per trovare un lavoro e che la documentazione sia inviata alla scuola di appartenenza. Questa dovrà vigilare fino al raggiungimento dell’età maggiore del ragazzo e sul suo effettivo impiego. In caso di perdita dell’impiego prima dei 18 anni lo studente dovrà tornare a scuola.
L’abbandono scolastico nel nostro Paese è tra i più alti tra le nazioni più sviluppate. Le cause più comuni sono la mancanza di strutture adeguate, la difficile condizione economica delle famiglie di appartenenza. La nostra priorità è che questo fenomeno inverta la rotta, e che vengano destinate quante più risorse possibili per garantire un futuro alle nuove generazioni.
Per quanto riguarda gli asili nido, questi devono essere gratuiti per le famiglie meno abbienti, in modo anche di agevolare le scelte lavorative della donna, che può essere costretta a rimanere a casa per via degli alti costi che comporterebbe iscrivere il proprio figlio al nido.
L’istituzione dei cosiddetti presidi ‘sceriffo’ non ci convince per niente. Il loro ruolo deve essere quello di far funzionare al meglio l’attività didattica, e non di preoccuparsi anche dell’attività amministrativa dell’istituto scolastico; di questo compito così importante tanto quanto il coordinamento didattico se ne deve occupare un’altra figura appositamente designata.
Sulla recente riforma dell’alternanza scuola/lavoro, crediamo che la sua applicazione non abbia dato i frutti sperati inizialmente al momento della sua approvazione; in nome dell’esperienza da fare sul campo, per gli studenti si è andato a creare un esercito di manodopera gratuita che le imprese hanno sfruttato. La scuola non può esimersi da responsabilità. Per questo crediamo che per la buona riuscita di questo progetto ci debba essere maggior controllo da parte degli istituiti scolastici che devono seguire più da vicino gli studenti, capendo se ciò che stanno facendo sia veramente utile per loro o se invece stanno solo svolgendo lavoro non retribuito a pro solo dell’impresa in cui stanno prestando servizio. Con questo non vogliamo dire che i tirocini non siano importanti, anzi, in alcune categorie di istituti dovrebbe essere previsto nei cinque anni un maggior numero di ore, l’importante è che venga svolto nell’esclusivo interesse dello studente.
Per quanto riguarda le materie da insegnare nei vari cicli scolastici, pensiamo si debba introdurre, anche nelle scuole secondarie di secondo grado, l’insegnamento dell’educazione civica come disciplina curricolare, non impartita solo da docenti abilitati nell’insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche, magari anche al posto dell’ora di religione, che può essere assorbita da altre materie come la storia e la geografia.
Capitolo Università: proponiamo una riforma a ciclo unico di 5 anni, salvo per alcuni percorsi formativi, dove risulta più proficuo mantenerli a ciclo 3+2.Naturalmente nel caso di scelta del ciclo unico verrebbe eliminata la doppia discussione della tesi (prevista nel 3+2) con la possibilità intatta di poter scegliere l’ordine degli esami da dare in base all’anno frequentato (prevista nel 3+2). Qualsiasi percorso intrapreso deve prevedere un’alternanza di ore studiate e ore di pratica sul campo. Le materie studiate devono essere esclusivamente inerenti al campo di studi scelto, in modo da garantire un maggior margine di tempo per la pratica sul campo. Questo perché spesso chi esce dall’Università non è minimamente preparato al mondo del lavoro visto la prevalenza delle ore passate sui libri e la scarsità dell’esperienza acquisita sul campo durante gli anni di studio.
Devono essere aumentati i numeri degli appelli annuali per poter dare l’esame, che con il tempo, destinando meno fondi a questo specifico capitolo, sono diminuiti. Agli studenti fuori sede che vivono in situazioni di disagio, devono essere garantiti aiuti economici per quanto riguarda gli alloggi, i libri di testo e i trasporti, per permettere loro di continuare il percorso formativo intrapreso.
Crediamo si debba proseguire e incentivare maggiormente il progetto Erasmus, momento di forte accrescimento culturale per i nostri studenti.
Oltre a prevedere l’esenzione da qualsiasi tipo di tasse per scuola dell’infanzia (per i meno abbienti), scuola primaria, secondaria di I e II grado (solo in scuole pubbliche), crediamo che all’università debba essere mantenuto l’attuale sistema di pagamento, dove viene applicato il principio della progressività fiscale.
Il nostro Paese ormai da qualche anno sta attraversando una fortissima crisi demografica dovuta a una natalità sempre più in calo.
Parliamoci chiaro, ciò è ovviamente dovuto anche alla sempre maggiore precarietà del lavoro, che porta le persone spesso a dover scegliere tra la propria professione e la famiglia, e purtroppo se viene deciso di fare figli, spesso è la donna a farne le spese allontanandosi dal mondo del lavoro con minori possibilità di rientrarci.
Le istituzioni non possono continuare a lamentarsi del problema senza fare nulla di concreto in merito.
Per questo noi di Orizzonte, crediamo che debbano essere riformate le politiche per la famiglia prendendo a esempio il modello Francese.
Gli asili Nido in Italia sono molto cari e per la maggior parte dei casi neanche riescono a garantire la completa copertura dell’orario lavorativo, chiudendo in molti casi prima delle 18. Questo obbliga i genitori a trovare soluzioni organizzative molto complicate per poter continuare a lavorare a tempo pieno.
Per ovviare a tale problematica, proponiamo che gli asili debbano essere completamente gratuiti per le fasce medio-basse della cittadinanza con una copertura della fascia oraria che vada dalle 7:00 alle 19:30, facilitando così non poco la vita dei genitori.
Per chi non volesse mandare all’asilo nido il proprio figlio/a, prendendo sempre come spunto il modello d’Oltralpe, deve essere istituita la Prestazione condivisa di educazione del bambino che consiste, nella fascia di età da 6 a 48 mesi, in una mensilità per figlio di circa 400€ in caso di abbandono del posto di lavoro, oppure 250€ in caso di part time inferiore alle 4 ore.
In Italia fare figli non dovrà più portare a una scelta tra il lavoro e la famiglia, ma a una scelta libera e consapevole, agevolata il più possibile dallo Stato.

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