Cultura e Turismo

DA NORD A SUD C’È BISOGNO DI VALORIZZARE IN MANIERA SERIA IL NOSTRO PAESE CHE IN QUANTO A CULTURA E TURISMO HA MOLTO DA OFFRIRE

Cultura e Turismo

La tutela del patrimonio culturale e ambientale viene riconosciuta dalla nostra Costituzione che, all’art. 9 comma 1, assegna alla Repubblica con solenne dichiarazione di principio il compito di promuovere lo sviluppo della Cultura e della Ricerca Scientifica e Tecnica e di tutelare il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione.
Consapevoli che nessun progresso sociale e umano possa realizzarsi senza crescita culturale e che vada supportato l’impulso allo sviluppo intellettuale dell’individuo, il nostro intento è quello di favorire l’attività di ricerca scientifica contestualmente al recupero dei beni culturali del nostro Paese, auspicando una continua sinergia tra il passato – quale occasione di crescita per il presente – e il futuro.
In Italia, ogni città, ogni paese, hanno almeno un edificio o un luogo di importanza storica, una raccolta di artefatti o usi e costumi locali, beni demo-etno-antropologici materiali e immateriali, la cui salvaguardia contribuisce a creare un collegamento tra gli abitanti di un luogo e il loro passato. L’Italia possiede il più grande patrimonio culturale e artistico a livello mondiale: oltre 4.000 musei, 6.000 aree archeologiche, 85.000 chiese soggette a tutela, 60.000 monumenti nazionali e dimore storiche censiti, 24 parchi nazionali, oltre 3.700 altre aree protette, per un totale di copertura di circa il 19% del territorio nazionale; 7.475 km di costa in clima mediterraneo, con 400 località turistiche di mare, 150 piccole isole, 70 lagune e zone umide costiere, 31 laghi di una certa dimensione, 28 porti e 156 approdi turistici, 120 stazioni di montagna attrezzate per lo sci o per escursionismo e 22 località termali (in genere nelle zone vulcaniche, alcune risalenti ad epoca romana). Ogni 100 km2 in Italia si contano mediamente oltre 33 beni censiti: il 18% del nostro territorio (più di 55.000 chilometri quadrati) è soggetto ad attività di tutela da parte dello Stato. A ciò dobbiamo aggiungere che ben 55 siti sono patrimonio dell’Unesco. Numeri, questi, che però stridono fortemente con la condizione lavorativa dei laureati nei settori storico-artistico e umanistico e con la percentuale di spesa pubblica destinata alla cultura (collocandoci penultimi nel panorama europeo) che però viene assorbita per quasi il 70% dai soli consumi energetici. Oltre ai grandi musei e gallerie d’arte internazionali non dobbiamo dimenticare la presenza dei tanti edifici antichi che premono per essere riconosciuti come parte del patrimonio architettonico e che richiedono opere di ristrutturazione e musei e siti archeologici che non riescono a stare dietro alla quantità di opere d’arte e di altri di materiale culturale da lungo tempo in lista d’attesa per entrare a far parte delle loro collezioni.
Riteniamo fondamentale, pertanto, rivedere l’investimento economico nel settore culturale al fine di preservare e custodire in toto il nostro patrimonio artistico e creare così nuove occasioni per le tante figure professionali specializzate (restauratori, operatori culturali, archeologi, storici, curatori…). All’interno delle nostre università già compaiono, infatti, numerosi corsi di laurea e post laurea che hanno come obiettivo quello di formare – in maniera sempre più precisa e strutturata – personale atto a operare, come già anticipato, nei numerosi siti culturali presenti su tutto il territorio nazionale.
Se rendiamo facilmente fruibili i luoghi di interesse storico–artistico risulta pressocché immediata la possibilità di ipotizzare e costruire una solida rete turistica atta a far comunicare il territorio – senza snaturarlo – con i visitatori. Creare una relazione tra il bene culturale, la sua storia e il contesto che abita è prodromico a un miglioramento economico del luogo. Negli ultimi anni, è altresì emersa la necessità di un turismo sostenibile che “preveda la gestione delle risorse in modo tale che le esigenze economiche, sociali ed estetiche possano essere soddisfatte mantenendo l’integrità culturale, i processi ecologici essenziali, la diversità biologica e i sistemi viventi” (Organizzazione Mondiale del Turismo). Risulta necessario, pertanto, un approccio diverso, nuovo, al turismo capace di mettere al centro le esigenze degli abitanti del luogo e quelle dei visitatori. Mettere a sistema anche località turistiche meno note equivale a valorizzare l’intera offerta eno-gastronomica, sportiva, degli eventi spettacolari (rievocazioni storiche, concerti, offerta teatrale e cinematografica…) e culturali (mostre temporanee, festival…), dell’artigianato locale con una ricaduta economica sul territorio significativa.
I mercati del lavoro di tipo artistico presentano alcune sfide che troppo spesso la politica ha evitato di affrontare. Dobbiamo tenere presente che, riguardo alla loro posizione professionale, solo una proporzione relativamente piccola di artisti lavora come dipendente e riceve uno stipendio regolare godendo dei benefici garantiti da un lavoro fisso. Nell’insieme sono solo gli artisti dello spettacolo – attori, ballerini, cantanti, strumentisti – che hanno l’opportunità di lavorare in questo modo. Alcuni di questi artisti sono assunti in una compagnia, ricevendo una paga regolare, diritti, contributi per la pensione. Tuttavia, nella maggior parte dei casi sono la minoranza poiché la realtà è che il settore spettacolo ha pochissime tutele derivanti dalla scarsa garanzia di continuità lavorativa. Occorre, pertanto, dotare il settore spettacolo di norme contrattuali e welfare che tengano conto delle sue specificità.

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