Ambiente e sviluppo sostenibile

AMBIENTE, NON SOLO QUALITÀ DELLA VITA MA ANCHE OPPORTUNITÀ LAVORATIVA

La preservazione dei nostri mari, fiumi, boschi, della qualità dell’aria che respiriamo è per noi una delle priorità. Senza un ottimo stato di salute del nostro ecosistema, anche il nostro sistema di vita ne risentirebbe, mettendo a rischio la nostra salute attraverso l’inquinamento e la nostra sicurezza attraverso i disastri ambientali.
La maggior parte dei problemi ambientali ha le sue radici nella logica capitalistica che si basa sul profitto individuale e non sull’utilità collettiva. Per questo crediamo che lo stato democratico debba intervenire non solo con la redistribuzione del reddito, ma anche con la pianificazione economica. Siamo per la libera iniziativa economica, ma sulla base dell’utilità collettiva. Lo stato deve avere il diritto/dovere di chiudere o riqualificare le attività dannose per l’ambiente, di penalizzare le aziende che producono i beni inquinanti e investire nelle tecnologie ecosostenibili.
Per molti anni si è cercato di rimandare il problema della manutenzione e cura del nostro territorio. I disastri che stanno avvenendo, di fortissimo impatto ambientale sono sotto gli occhi di tutti. Per questo crediamo che serva mettere in campo un grosso piano nazionale di manutenzione del nostro territorio, che ci metta il più possibile al riparo dai vari disastri ambientali a cui stiamo assistendo. Il controllo non si deve fermare solo alla messa in sicurezza, ma anche ad un controllo qualitativo dell’impatto dell’inquinamento sul nostro ecosistema. Questo piano contribuirebbe anche a dare una spinta occupazionale al nostro Paese, assumendo nuovo personale da poter impiegare per controllare i nostri corsi d’acqua, monti, boschi ecc.
Pensiamo che sia giusto dare un freno a questa cementificazione selvaggia, che si sta abbattendo sul nostro territorio. Abbiamo perso ormai il conto di quante case abusive e non registrate al catasto siano state costruite, per non dire dell’enormità di opere inutili costruite solo per fare un piacere alle imprese edilizie “amiche”. Riteniamo che non si debba ulteriormente andare a occupare altro spazio verde, ma che si utilizzino e si riqualifichino immobili e spazi già cementificati abbandonati e in disuso.
Siamo fermamente convinti che il nostro Paese debba puntare sempre più sulle energie rinnovabili, invertendo la tendenza degli ultimi anni, dove gli incentivi al loro utilizzo sono stati diminuiti. Per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo sarà fondamentale la sostituzione graduale di carbone e petrolio con queste ultime, senza avere ripensamenti su un eventuale ritorno al nucleare, con tutti i vari problemi che presenta.
In base al risultato del referendum avvenuto qualche anno fa, saremo convintamente in prima fila nel dire che l’acqua DEBBA ESSERE UN DIRITTO UNIVERSALE e che non deve essere fonte di speculazione e arricchimento da parte di società semi pubbliche o private. L’acqua deve essere gratuita o erogata ad un prezzo irrisorio per le tasche del cittadino. Questo deve comportare anche una maggiore manutenzione dell’apparato idrico da parte delle istituzioni, riducendo al minimo le perdite d’acqua, le quali poi finiscono per essere un costo aggiuntivo per il cittadino.
Ormai è di uso comune produrre i beni una volta chiamati durevoli, come elettrodomestici, tv, smartphone ecc, con la strategia della obsolescenza pianificata, destinati a non durare nel tempo e fatti in maniera che sia più conveniente comprarne di nuovi piuttosto che ripararli. Ciò produce materiale di scarto che non sempre viene recuperato nel modo corretto aumentando il livello dell’inquinamento ambientale. Lo stato dovrebbe muoversi nella direzione di tutelare i consumatori agendo sulle aziende che praticano tale strategia di mercato.
I principali responsabili dell’inquinamento da manifattura (i produttori di acciaio e di alluminio, le acciaierie, le raffinerie, i cementieri, le aziende chimiche e i pellettieri) non pagano nemmeno le quote di emissione previste dall’UE e in particolare dal sistema ETS. La ragione per cui questi settori ricevano gratuitamente le quote di emissione è un TEORICO rischio che queste industrie anziché pagare delocalizzino fuori dall’Europa. Crediamo che anche il problema delle quote gratuite vada urgentemente risolto.
Un altro grave problema ambientale sono i prodotti “usa e getta “non biodegradabili che inquinano, sia se vanno smaltiti negli inceneritori, sia se, come succede spesso, vengono abbandonati nell’ambiente, per questo lo Stato deve penalizzare le aziende che usano i materiali non biodegradabili nella produzione di tali beni e sovvenzionare le aziende che usano o inventano i materiali biodegradabili. Si dovrebbero invece mettere completamente al bando i materiali altamente pericolosi per l’ambiente come il polistirene, sostituendolo, come avviene già in altri parti del mondo con materiali biodegradabili o cassette di plastica, nel caso del settore ittico, riutilizzabili. Il polistirene, noto anche come polistirolo, costituisce il materiale principale per gli imballaggi ed è usato anche in agricoltura e nel settore ittico sotto forma di cassette per il pesce (14 mila tonnellate a fronte delle 20 mila tonnellate complessive destinate al settore alimentare). Purtroppo costituisce anche il 15% dei rifiuti mondiali e il secondo materiale più numeroso presente sulle spiagge. Il polistirene può essere riciclato, ma la sua grande abbondanza e il fatto che non tutti i paesi abbiano sistemi di riciclaggio adeguati fanno sì che grandi quantità di rifiuti costituiti da questo materiale finiscono nei corsi d’acqua e infine nei mari e negli oceani entrando infine nella catena alimentare umana in quanto ingeriti dai pesci.
La politica dei rifiuti 0, utilizzando la tassazione puntuale sui rifiuti dell’indifferenziata, è la strada giusta per far sì che i nostri rifiuti siano raccolti e riutilizzati come materie prime seconde. Maggiori devono essere i controlli sull’effettiva scadenza dei prodotti e sull’utilizzo di imballaggi di lunga durata. Il rischio è quello di mettere in circolo rifiuti che potrebbero ancora funzionare, ma che le case madri hanno interesse ad accelerare la loro scadenza per incrementare le loro vendite. Naturalmente tutto questo a danno dell’ambiente, aumentando in maniera consistente il volume di rifiuti consumati e da smaltire.
Per quanto riguarda il trasporto delle merci, crediamo che sia necessario potenziare il sistema ferroviario in modo da sostituire progressivamente il trasporto su gomma; non solo per inquinare meno l’ambiente ma anche per far abbattere i costi del trasporto che vanno a incidere poi sul prezzo del prodotto acquistato.
Stiamo assistendo con maggior frequenza, soprattutto tra i più giovani, al ritorno del lavoro nei campi. Esistono già dei regimi fiscali che prevedono agevolazioni e sgravi per questo settore. Tuttavia crediamo che maggior incentivi, soprattutto tra le nuove generazioni che si affacciano a questo settore, sia un bene non solo per l’occupazione, ma anche per la cura del nostro territorio e per l’eccellenza dei nostri prodotti.
L’agricoltura italiana sta vivendo un periodo molto brutto, nonostante si registi un ritorno ai campi di molti giovani. Ciò è dovuto alla concorrenza a dir poco sleale da parte di aziende che producono in paesi extra europei ed immettono quei prodotti nel mercato nazionale. Molte aziende acquistano prodotti o spostano le proprie aziende in paesi sottosviluppati dove possono ricorrere a manodopera sottopagata, andando a ledere i diritti dei lavoratori spesso con la compiacenza dei governi locali. Tutto ciò permette a queste aziende di introdurre prodotti agricoli a prezzi così bassi da rendere invendibili i prodotti degli agricoltori italiani. Inoltre, mentre in Europa ed in Italia vengono messi al bando fitofarmaci ritenuti nocivi per l’ambiente e cancerogeni per chi li usa, in altre regioni del mondo se ne fa ancora largamente uso.
Chi vive di agricoltura si trova a far fronte a spese ingenti costituite da concimi sempre più costosi, fitofarmaci, affitti di terre e spese per la raccolta (compreso il pagamento della manodopera). Troppo spesso, il prezzo di vendita dei propri prodotti è così basso da permettere un esiguo guadagno. Infatti uno dei principali problemi in agricoltura è la vendita dei propri prodotti a prezzi tali da permettere una vita dignitosa.
Molti prodotti provenienti dall’estero sono quelli per cui è necessaria la raccolta a mano quali fagiolini, zafferano, ciliegie, asparagi, patate novelle per citare alcuni esempi. Questi prodotti vengono immessi nel commercio italiano abbassando la richiesta e di conseguenza il prezzo.
Tutelare i prodotti permetterebbe un maggiore prezzo per l’agricoltore che permette a sua volta un maggiore investimento nelle proprie strutture e di conseguenza l’assunzione di personale in regola e adeguatamente retribuito.
Accordi come CETA e TTIP sono dannosi sia per l’economia che per la salute del nostro Paese. Prodotti provenienti da Canada e U.S.A. verranno messi in circolo nel nostro territorio senza più nessun controllo, penalizzando tra le altre cose le produzioni locali in favore dei grossi gruppi commerciali. Per questo riteniamo che questi tipi di accordi sia da non ratificare o da cancellare.
Un’ulteriore fonte di inquinamento che andrebbe regolamentata è l’allevamento intensivo del bestiame. Nei paesi comunemente chiamati del primo mondo, di cui facciamo parte, vengono prodotte quantità eccessive di carne e derivati, non giustificabili da una dieta sana e molti di questi finiscono addirittura nei rifiuti. Inoltre negli allevamenti intensivi si punta maggiormente alla quantità tralasciando la qualità. Tutto ciò si ripercuote sull’ambiente, sulla salute umana e sul benessere degli animali.
Naturalmente tutti questi provvedimenti dovranno essere accompagnati da una seria campagna di sensibilizzazione sulla tutela dell’ambiente e delle sue criticità. Per questo riteniamo che ovunque sia possibile le istituzioni si devono far carico di sensibilizzare e informare i cittadini delle conseguenze per il mancato rispetto dell’ambiente. Non solo in termini di salute, ma anche di aggravio di costi per la comunità. Dobbiamo ripartire in primis dalle scuole, per far sì che le nuove generazioni non ripetano gli errori del passato.

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