Ambiente e sviluppo sostenibile

AMBIENTE, NON SOLO QUALITÀ DELLA VITA MA ANCHE OPPORTUNITÀ LAVORATIVA

La preservazione dei nostri mari, fiumi, boschi, della qualità dell’aria che respiriamo è per noi una delle priorità. Senza un ottimo stato di salute del nostro ecosistema, anche il nostro sistema di vita ne risentirebbe, mettendo a rischio la nostra salute attraverso l’inquinamento; e la nostra sicurezza attraverso i disastri ambientali.
Per molti anni si è cercato di rimandare il problema della manutenzione e cura del nostro territorio. I disastri che stanno avvenendo, di fortissimo impatto ambientale sono sotto gli occhi di tutti. Per questo crediamo che serva mettere in campo un grosso piano nazionale di manutenzione del nostro territorio, che ci metta il più possibile al riparo dai vari disastri ambientali a cui stiamo assistendo. Il controllo non si deve fermare solo alla messa in sicurezza, ma anche ad un controllo qualitativo dell’impatto dell’inquinamento sul nostro ecosistema. Questo piano contribuirebbe anche a dare una spinta occupazionale al nostro Paese, assumendo nuovo personale da poter impiegare per controllare i nostri corsi d’acqua, monti, boschi ecc.
Pensiamo che sia giusto dare un freno a questa cementificazione selvaggia, che si sta abbattendo sul nostro territorio. Abbiamo perso ormai il conto di quante case abusive e non registrate al catasto sono state costruite, per non dire dell’enormità di opere inutili costruite solo per fare un piacere alle imprese edilizie “amiche”. Riteniamo che non si debba ulteriormente andare a occupare altro spazio verde, ma che si utilizzino e si riqualifichino immobili e spazi già cementificati abbandonati e in disuso.
Siamo fermamente convinti che il nostro Paese debba puntare sempre più sulle energie rinnovabili, invertendo la tendenza degli ultimi anni, dove gli incentivi al loro utilizzo sono stati diminuiti. Per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo sarà fondamentale la sostituzione graduale di carbone e petrolio con quest’ultime, senza avere ripensamenti su un eventuale ritorno al nucleare, con tutti i vari problemi che presenta.
In base al risultato del referendum avvenuto qualche anno fa, saremo convintamente in prima fila nel dire che l’acqua DEBBA ESSERE UN DIRITTO UNIVERSALE che questa non deve essere fonte di speculazione e arricchimento da parte di società semi pubbliche o private. L’acqua deve essere gratuita o erogata ad un prezzo irrisorio per le tasche del cittadino. Questo deve comportare anche una maggiore manutenzione dell’apparato idrico da parte delle istituzioni, riducendo al minimo le perdite d’acqua, le quali poi finiscono per essere un costo aggiuntivo per il cittadino.
La politica dei rifiuti 0, utilizzando la tassazione puntuale sui rifiuti dell’indifferenziata. Questa è la strada giusta per far si che i nostri rifiuti siano raccolti e riutilizzati come materie prime seconde. Maggiori devono essere i controlli sull’effettiva scadenza dei prodotti e sull’utilizzo di imballaggi di lunga durata. Il rischio è quello di mettere in circolo rifiuti che potrebbero ancora funzionare, ma che le case madri hanno interesse ad accelerare la loro scadenza per incrementare le loro vendite. Naturalmente tutto questo a danno dell’ambiente, aumentando in maniera consistente il volume di rifiuti consumati e da smaltire.
Per quanto riguarda il trasporto delle merci, crediamo che sia necessario potenziare il sistema ferroviario in modo da sostituire progressivamente il trasporto su gomma; non solo per inquinare meno l’ambiente ma anche per far abbattere i costi del trasporto che vanno a incidere poi sul prezzo del prodotto acquistato.
Stiamo assistendo con maggior frequenza, soprattutto tra i più giovani, al ritorno del lavoro nei campi. Esistono già dei regimi fiscali che prevedono agevolazioni e sgravi per questo settore. Tuttavia crediamo che maggior incentivi, soprattutto tra le nuove generazioni che si affacciano a questo settore, sia un bene non solo per l’occupazione, ma anche per la cura del nostro territorio e per l’eccellenza dei nostri prodotti.
L’agricoltura italiana sta vivendo un periodo molto brutto, nonostante si registi un ritorno ai campi di molti giovani. Ciò è dovuto alla concorrenza a dir poco sleale da parte di aziende che producono in paesi extra europei ed immettono quei prodotti nel mercato nazionale. Molte aziende acquistano prodotti o spostano le proprie aziende in paesi sottosviluppati dove possono ricorrere a manodopera sottopagata, andando a ledere i diritti dei lavoratori spesso con la compiacenza dei governi locali. Tutto ciò permette a queste aziende di introdurre prodotti agricoli a prezzi così bassi da rendere invendibili i prodotti degli agricoltori italiani. Inoltre, mentre in Europa ed in Italia vengono messi al bando fitofarmaci ritenuti nocivi per l’ambiente e cancerogeni per chi li usa, in altre regioni del mondo se ne fa ancora largamente uso.
Chi vive di agricoltura si trova a far fronte a spese ingenti costituite da concimi sempre più costosi, fitofarmaci, affitti di terre e spese per la raccolta (compreso il pagamento della manodopera). Troppo spesso, il prezzo di vendita dei propri prodotti è così basso da permettere un esiguo guadagno. Infatti uno dei principali problemi in agricoltura è la vendita dei propri prodotti a prezzi tali da permettere una vita dignitosa.
Molti prodotti provenienti dall’estero sono quelli per cui è necessaria la raccolta a mano quali fagiolini, zafferano, ciliegie, asparagi, patate novelle per citare alcuni esempi. Questi prodotti vengono immessi nel commercio italiano abbassando la richiesta e di conseguenza il prezzo.
Tutelare i prodotti permetterebbe un maggiore prezzo per l’agricoltore che permette a sua volta un maggiore investimento nelle proprie strutture e di conseguenza l’assunzione di personale in regola e adeguatamente retribuito.
Accordi come CETA e TTIP sono dannosi sia per l’economia che per la salute del nostro Paese. Prodotti provenienti da Canada e U.S.A. verranno messi in circolo nel nostro territorio senza più nessun controllo, penalizzando tra le altre cose le produzioni locali in favore dei grossi gruppi commerciali. Per questo riteniamo che questi tipi d’accordi sia da non ratificare o da cancellare.
Naturalmente tutti questi provvedimenti dovranno essere accompagnati da una seria campagna di sensibilizzazione sulla tutela dell’ambiente e delle sue criticità. Per questo riteniamo che ovunque sia possibile le istituzioni si devono far carico di sensibilizzare e informare i cittadini delle conseguenze per il mancato rispetto dell’ambiente. Non solo in termini di salute, ma anche di aggravio di costi per la comunità. Dobbiamo ripartire in primis dalle scuole, per far sì che le nuove generazioni non ripetano gli errori del passato.

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