Legalità e Giustizia

LA LEGGE DEVE ESSERE UGUALE PER TUTTI; UNA VERA CERTEZZA DELLA PENA PER RENDERE PIÙ CREDIBILE IL NOSTRO SISTEMA PAESE

La legge è uguale per tutti non deve rimanere più solo uno ‘slogan’ scritto nelle aule dei tribunali di giustizia. Deve essere il principio fondante, realmente applicato, su cui si basa la nostra comunità. La questione legalità e moralità scoppiata ormai da anni nel nostro Paese è una questione da affrontare con estrema urgenza, considerando che oltre ad un problema di sicurezza dei nostri cittadini, ci sono problematiche di tipo etico e finanziario, considerando che la maggior impresa italiana è l’ndrangheta e che l’evasione fiscale sottrae miliardi di euro ogni anno alle casse dello Stato.
Partendo proprio dal principio illustrato prima (la legge è uguale per tutti) ribadiamo l’importanza della certezza della pena nel nostro Paese per due motivi: il primo per fare in modo che chi contravviene alle disposizioni legislative venga realmente punito secondo quanto stabilito; il secondo per dare credibilità al nostro sistema Paese, visto che è il primo motivo per cui le aziende straniere non vengono ad investire sul nostro territorio (e non per colpa dell’art.18).
Per quanto riguarda l’annosa questione della prescrizione (periodo decorso il quale cade il reato di imputazione), sia da risolvere eliminandola dal momento dell’inizio del primo dei tre gradi di giudizio, arrivando così fino al termine dei tre gradi di giudizio se fosse necessario; naturalmente stabilendo un massimo di durata processuale affinché questi non abbiano scadenza indefinita.
Bisogna mettere in campo una seria lotta alla mafia, attraverso l’aumento delle risorse da destinare ai vari reparti che tutti i giorni combattono questo nostro cancro sociale ed economico. Inoltre pensiamo che tutti i beni confiscati alle varie mafie, siano il prima possibile riassegnati a scopi di pubblica utilità e non venduti a privati tramite aste che solitamente vengono vinte da prestanome delle cosche mafiose.
Altri cancri da estirpare sono corruzione e la concussione. Non solo questi capi d’accusa minano l’efficienza e la sicurezza delle nostre istituzioni (a qualunque livello), ma ne mettono fortemente a rischio persino la credibilità e la fiducia. Siamo consapevoli che in questo momento partiti, rappresentanti politici, istituzioni stanno perdendo consenso in questo Paese. Sempre più spesso sentiamo dire la frase ‘tanto sono tutti uguali’ oppure ‘dopo tutto quello che guadagnano hanno bisogno anche delle mazzette’. Pensiamo che chi incorre in questi reati, debba avere il massimo della pena senza domiciliari o agevolazioni di alcun tipo, per tutto ciò che il loro comportamento determina.
Ci sono altri reati che hanno bisogno di una effettiva rivisitazione, inasprendo le pene a loro connesse: reati fiscali e usurai (soprattutto in un momento come questo di crisi e di poche risorse a disposizione dello Stato); violenza e abuso di donne e minori; il lavoro nero ( diversificando tra responsabilità del datore di lavoro e del dipendente); reati eco ambientali, da sempre trascurati nel nostro Paese finché non succedono disastri; danni al nostro patrimonio pubblico, non solo in virtù del danno economico arrecato, ma anche come offesa alla nostra storia e cultura.
Con l’ipotesi di arrivare in futuro alla legalizzazione delle droghe leggere (che diventerebbero competenze ad uso esclusivo dello Stato, come ad esempio i tabacchi) si devono potenziare i controlli ed aggravare le pene a chi continua queste attività fuori dall’ambito di licenze o concessioni da parte dell’Amministrazione pubblica.
Crediamo si debba rivedere la disciplina che riguarda la difesa personale. Chiaramente non prevedendo la diffusione di armi, trasformando in un far west la nostra comunità. Si deve riaffermare però il principio dell’autodifesa non letale in maniera coerente. Fa sorridere, leggendo fatti di cronaca, che se trovo un ladro in casa mia e lo chiudo dentro, vengo arrestato per sequestro di persona. Bisogna secondo noi arrivare ad analizzare la specificità della situazione attraverso indagini approfondite dell’accaduto per capire se c’è stato un abuso del diritto di autodifesa, e munire specialmente le categorie più deboli (donne e anziani) di strumenti di difesa personale non letale.
È doveroso denunciare la lungaggine (soprattutto in ambito amministrativo e civile) di procedure e processi burocratici che fanno aumentare di gran lunga i tempi e che ci costringono a subire sanzioni dall’Europa. Bisogna avviare un processo di sburocratizzazione che permetta di rendere il sistema più efficiente e snello, ma sempre nell’alveo del rispetto delle regole. Per esempio nel mondo imprenditoriale, a proposito di controllo e velocità di procedimento, potrebbe essere utile ribaltare il paradigma che c’è ora in Italia; controlli più severi all’inizio per l’apertura dell’attività e meno controlli nel corso della stessa. Ecco magari uno snellimento delle procedure iniziali e un maggior controllo sui requisiti nel proseguo del tempo sarebbe più utile sia a chi vuol svolgere l’attività sia all’intera comunità.
Siamo contrari a qualsiasi forma di condono, in quanto oltre che premiare i furbi a danno di chi puntualmente adempie e rispetta i dettati normativi, sia da condannare come forma di ‘ritorno alla legalità’ in cambio di compenso. Pensiamo che questo metodo non favorirà mai nel nostro Paese una cultura di rispetto della legge, in quanto ci sarà sempre una scappatoia per farla franca.
Infine per quanto riguarda la tutela e il riconoscimento dei diritti civili, ci rifacciamo al dettato della nostra Costituzione, dicendo no a qualsiasi forma di aggressione e discriminazione di qualsiasi carattere. Siamo tutti uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, idee politiche, condizioni personali e sociali.

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