Cooperazione internazionale

ACCOGLIENZA, SOLIDARIETÀ, INCLUSIONE E LEGALITÀ DEVONO ANDARE DI PARI PASSO

Ogni vita è importante e vale la pena di essere salvata. Ed è per questo motivo che il nostro Paese deve senza se e senza ma, salvare e curare i migranti di ogni tipo che provengono dal mare, o da qualsiasi altra tratta schiavista. Naturalmente si chiede che tutto questo venga fatto con l’aiuto della Comunità europea, che non può più tergiversare e girare la testa da un’altra parte, ma deve con tutte le proprie risorse adempiere al proprio dovere di aiutare gli Stati membri (come Italia, Grecia, Malta ecc.), che più di altri subiscono il fenomeno migratorio. Chi arriva nei cosiddetti ‘porti sicuri’ arriva in Europa. L’UE e gli Stati aderenti, anche rivedendo completamente i trattati europei, devono coordinarsi e organizzarsi per una corretta e incisiva accoglienza e integrazione. Chiediamo che i salvataggi siano a carico esclusivamente dell’Europa e degli Stati europei. Devono essere potenziati i centri di identificazione per stabilire chi ha i requisiti legali ( nessuna persona deve avere precedenti penali nel Paese di provenienza) per poter essere accolto e integrato. Chi non mostrasse collaborazione nel rendere esplicita la sua posizione, verrà immediatamente espulso dal territorio europeo. Gli Stati europei che decidessero di non aiutare nella risoluzione del problema dovrebbero essere penalizzati pesantemente con il blocco dell’invio dei fondi europei per la durata di 5 anni; fino ad essere estromessi, in caso di non ravvedimento, dall’Unione Europea, per violazione dei principi e valori dell’Unione.
Per diminuire i fenomeni migratori, inoltre, sia l’Italia che l’Europa, dovrebbero stringere accordi con gli Stati da cui provengono queste persone, in modo da poter in qualche modo contribuire al loro sviluppo evitando che la popolazione fugga in cerca di una vita migliore. In particolare si deve intervenire sul fenomeno del Land Grabbing, per evitare che le risorse di questi Paesi vengano depredate e privatizzate dalle multinazionali. La cooperazione allo sviluppo delle popolazioni più disagiate che sono costrette a intraprendere ‘i viaggi della speranza’ deve essere un obiettivo primario per la riduzione della povertà e delle disparità sociali che inducono all’emigrazione. Per questo sarebbe opportuno destinare verso questi Paesi, tutti i milioni di euro che l’Europa da per l’accoglienza agli Stati membri, per far sì che queste persone possono vivere e crescere nella loro terra natia, senza dover essere costretti a lasciarla in cerca di fortuna, costruendo loro pozzi, scuole, luoghi di lavoro, ospedali e quanto loro necessita. Naturalmente, l’UE e l’ONU dovrebbero vigilare in maniera efficace per fare in modo che questi fondi vengono destinati veramente per progetti che effettivamente portino benefici alla popolazione residente, invece che ingrossare i portafogli di chi sta mettendo in ginocchio quella comunità.
Oltre a questo l’Italia dovrà astenersi da qualsiasi attività militare che miri a sovvertire la leadership politica di questi paesi in via di sviluppo, adoperandosi con la propria influenza affinché paesi partner e/o amici facciano altrettanto. È fattore noto che le mire geopolitiche di potenze regionali o di potenze mondiali generano conflitti armati che continuano anche per decine di anni e che costringono intere popolazioni a sfuggire alla morte ed alla miseria. In nessun modo l’Italia dovrà rendersi complice di tali misfatti.

All’interno del nostro territorio italiano, dovrebbe essere fatta una vera e propria azione di inclusione all’interno della nostra società. Non è più accettabile che le istituzioni a livello territoriale accolgono queste persone, per poi confinarle in zone sperdute, rendendo impossibile il loro inserimento nella comunità e facendoli restare ancor più indigesti al resto della popolazione. Questa è emarginazione, non integrazione. Pensiamo che si debba in primo luogo proporre a livello centrale un ‘contratto di lavoro di integrazione’, dando loro la possibilità di effettuare quei lavori socialmente utili, (svolti oggi in alcuni casi da i pensionati) che li renderebbero parte integrante e produttiva della comunità. Compito fondamentale, in questo, dovrà essere svolto dalle istituzioni locali stesse, che per l’accoglienza e l’integrazione dovranno avere come requisito la creazione di un reparto che si occupi solamente di questo specifico ambito. Nel caso in cui le amministrazioni comunali, dovessero richiedere i migranti per dare loro asilo, salvo poi non essere effettivamente in grado di organizzarsi per accogliergli al meglio, queste perderebbero completamente il gettito fiscale proveniente dalla tassazione locale. Agli albergatori, che approfittassero dell’ospitalità dei migranti per accaparrarsi illecitamente i fondi europei, verrà fatta chiudere l’attività commerciale; alle cooperative, che si approfittassero di queste persone immettendoli in un circuito vizioso che li porti allo sfruttamento, verrà fatta chiudere l’attività in essere.

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